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SPECIALE

CATTEDRA ANTONIANA

Cattedra Antoniana
Sono incontri di approfondimento mensili che nascono dall’idea di presentare alla città, alle associazioni cattoliche e non, alle istituzioni, un momento di riflessione su temi di strettissima attualità.

L'iniziativa, come lo scorso anno, è associata agli incontri della Cattedra Antoniana.

Cattedra Antoniana

Le relazioni di tutti gli incontri

DIALOGO AD ALTA VELOCITA': la situazione dell'ecumenismo

L’ultimo incontro della Cattedra Antoniana 2008 è stato tenuto dal prof.Riccardo Burigana, Direttore del ‘Centro di Documentazione del Movimento Ecumenico Italiano’ (CEDOMEI), sulla situazione dell’ecumenismo in Italia ed in Europa, e con la partecipazione del Vicario episcopale e Delegato per l’ecumenismo don Gaetano Castello, che ha sottolineato come la Cattedra Antoniana costituisca un valido contributo al Forum Interreligioso Permanente a Napoli che sta per essere avviato da parte della diocesi. Il prof. Burigana ha intitolato il suo intervento ‘L’alta velocità del dialogo’. Egli ha rilevato che l’ecumenismo attualmente riceve un nuovo impulso da Benedetto XVI, che invita a non fermarsi davanti ai problem, andando invece al cuore di essi e affrontandoli con franchezza, senza edulcorazioni. L’esperto dell’ecumenismo, anche docente presso l’Istituto Ecumenico Francescano S.Bernardino di Venezia, ha fatto riferimento a due eventi molto importanti, quasi del tutto ignorati dalla stampa italiana. In questo mese di marzo cinque esperti musulmani e cinque esperti cattolici si sono riuniti in Vaticano per iniziare un dialogo islamo-cattolico, in preparazione al grande incontro del prossimo autunno, con la delegazione di 138 eminenti islamici, per affrontare il tema ‘Dignità umana e reciproco rispetto’. Un altro evento molto importante è stato l’incontro privato del Papa con il Patriarca Bartolomeo, per chiedergli un suo intervento al prossimo sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio fonte per la testimonianza cristiana, come pure alla festa di San Pietro e Paolo a S.Paolo fuori le Mura (Roma), con cui avrà inizio per la chiesa cattolica l’anno paolino. S.Paolo, da pretesto per le divisioni, secondo l’intento del Pontefice, dovrà costituire punto di riferimento per la riconciliazione ecumenica. Il Prof. Burigana ha poi presentato la III Assemblea Eumenica tenutasi a Sibiu (Romania), che ha fatto toccare con mano come l’ecumenismo sia cresciuto, coinvolgendo nuovi ambienti cristiani, a partire dalla famiglia che è la chiesa domestica. A Sibiu, fra i tanti temi, è stato toccato quello del valore della vita, del ruolo dell’Europa per la pace universale, la salvaguardia del creato, tema questo che ha manifestato un’attenzione ecumenica per san Francesco. L’ecumenismo in Italia, ha sottolineato l’esperto livornese, vive una stagione eccellente, con l’esplosione di nuove tradizioni ecclesiali per la presenza degli immigrati (circa due milioni di ortodossi, nonché gli avventisti ed i pentecostali). Durante l’incontro di Ravenna i cattolici ed ortodossi si sono chiesti che cosa significa essere Chiesa, a cui è collegato il tema della sinodalità, della reciprocità tra il ministero episcopale e tutti battezzati. L’ecumenismo in Italia sta puntando molto l’attenzione sulla formazione di base nelle nostre comunità, sulle strutture per favorire l’apertura ecumenica, ed anche sull’importanza della preghiera costante, personale e comunitaria, per l’unità dei cristiani, in base all’insegnamento di Benedetto XVI. In Italia ci sono tante iniziative ecumeniche nelle realtà locali, egli ha rilevato, per cui c’è bisogno di condivisione, ed il CEDOMEI cerca appunto di promuovere ciò. Il prof. Burigana ha concluso il suo intervento sottolineando fortemente che la dimensione ecumenica è fondamentale per essere cristiani. Don Gaetano Castello ha richiamato alcuni problemi che attraversa attualmente l’ecumenismo, come la predilezione per l’interlocutore ortodosso da parte della chiesa cattolica, il dibattito che si è sviluppato a causa dei quesiti ecclesiologici della Congregazione per la Dottrina dell Fede. Altri interventi hanno richiamato la situazione dei cattolici nei paesi islamici, il pericolo della frammentazione all’interno del cattolicesimo, il valore della Bibbia Interconfessionale in Lingua Corrente (TILC). Il prof. Burigana ha risposto sottolinenando che il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede è rivolto ai teologi cattolici che in nome dell’ecumenismo incorrono nel relativismo, non è quindi un documento ecumenico, ed ha inteso riproporre il Concilio Vaticacano II, ancora poco conosciuto e non ha voluto fare un dietrofront. L’ecumenismo, la conoscenza delle varie tradizioni, arricchisce il nostro essere chiesa; la bibbia interconfessionale è rivolta a coloro che non hanno familiarità con la vita cristiana, non è quindi adatta per la liturgia

L'ISLAM E LA NOSTRA SOCIETA'

La situazione dell’Islam in Ialia è stato il tema del quarto incontro della Cattedra Antoniana, con relatore il Dr. Moustafà El Ajoubi, caporedattore della rivista ‘Confronti’, che si occupa del dialogo tra religioni e tra culture e dei problemi dell’immigrazione, e curatore di una rubrica della rivista ‘Nigrizia’ dei PP. Comboniani. La sottoscritta,nell’introdurre l’incontro, ha accennato ad alcune caratteristiche dell’Islam, come i sei articoli della fede ed i cinque pilastri, per sviluppare soprattutto alcune tematiche del dialogo islamo-cristiano.Il riferimento è stato soprattutto relativo al Concilio Vaticano II, al n.3 della Dichiarazione Nostra Aetate, in cui si afferma che occorre avere stima nei confronti dell’Islam, perché adora l’unico Dio Vivente, Creatore e misericordioso, e bisogna dimenticare le inimicizie del passato. La sottoscritta ha anche accennato ad alcune prospettive del dialogo del francescanesimo con l’Islam, sulla scia di S.Francesco che nel suo viaggio in Oriente, a Damietta nel 1219, realizzò profeticamente il dialogo rispettoso con il sultano Malik al Kamil, presentandosi nel nome del Dio Altissimo, e si guadagnò la sua stima e la sua amicizia. Francesco ha voluto che il suo esempio venisse seguito anche dai frati, come emerge dalla Regola non Bollata (1221) e da quella Bollata (1223). Attualmente esperienze forti di dialogo dei frati con i musulmani e di solidarietà umana nei loro confronti avvengono soprattutto in Marocco e nella provincia francescana di Colonia. Il Dr. El Ajoubi ha introdotto le sue riflessioni facendo riferimento alla globalizzazione della società attuale che ha annullato le distanze tra oriente ed occidente; si sono però diffuse paure per la presenza degli extracomunitari. Si può reagire a ciò, egli ha rilevato, solo realizzando rapporti conviviali. La presenza islamica in Italia è un fatto recente che risale agli anni settanta, ma di essa occorre recuperare una memoria storica, a cui ha fatto dei cenni il giornalista di origine marocchina e cittadino italiano da anni. In Sicilia, ad esempio, anche per i dolci, per la coltura delle arance tarocco, c’è ancora traccia della presenza islamica (datata dall’827 al 1072). Nella cultura occidentale ci sono stati influssi di altre civiltà (la matematica, ad esempio è stata importata dagli arabi, anche se i numeri sono di origine indiana). La presenza islamica in Italia ha caratteristiche proprie; essa è molto eterogenea, che manifesta la diversificazione, la complessità dell’Islam in genere perché esso non è solo arabo. Ci sono in Italia diverse etnie: tunisina, egiziana, soprattutto senegalese, indiana etc. Tale eterogeneità genera difficoltà nel rapporto con lo Stato e la società civile. In Italia gli ebrei ed i valdesi hanno potuto stipulare l’Intesa con lo Stato perché hanno un organo rappresentativo; ciò non esiste invece nell’Islam, per cui c’è difficoltà organizzativa, c’è improvvisazione,che determina lo spazio per situazioni poco chiare, come le infiltrazioni del fondamentalismo e del terrorismo. L’Islam è la seconda religione in Italia ma, non essendo riconosciuta dallo Stato può succedere che le moschee diventino centri di attività illecite. Alcune moschee sono gestite dalle ambasciate dei paesi islamici, come l’Arabia Saudita, il Marocco, l’Egitto; ciò determina un forte controllo che impedisce la costruzione di ponti di dialogo. Non è facile per lo Stato regolamentare la gestione delle moschee, anche perché ci sono resistenze politiche e culturali, alimentate dalla paura dell’altro, dalla paura che si voglia islamizzare l’Italia. Nella maggior parte dei casi degli extracomunitari la loro presenza è collegata all’esigenza di un miglioramento della condizione di vita, ma soprattutto dopo l’11 settembre si pensa che tutti gli islamici siano potenziali terroristi. In tal senso sono orientate anche le dichiarazioni di politici, il messaggio che proviene dai mezzi di comunicazione di massa, per cui gli italiani medi ne subiscono il condizionamento. Si ha la sensazione di un’invasione ed invece gli extracomunitari sono meno del 6% della popolazione! In certe trasmissioni televisive, ed il Dr. El Ajoubi ha citato il caso di ‘Porta a Porta’ per una sua personale esperienza, vengono presentati degli oscuri personaggi come rappresentanti dell’Islam in Italia, che invece non hanno nessuna rappresentatività e li fanno diventare dei protagonisti (ad esempio Adel Smith). Il giornalista marocchino, che ha studiato in Italia presso l’Università Gregoriana, ha sottolineato che l’informazione spesso è faziosa, per cui non si riesce a costruire il dialogo. Si fa passare la sharìa come una legge divina, mentre essa è dovuta alle interpretazioni di alcuni sultani, di alcuni dotti. Riguardo alla jihad El Ajoubi ha chiarito che secondo il Corano esiste quella maggiore e quella minore. La j. maggiore è la lotta contro se stessi per evitare di fare del male agli altri; la j. minore è l’utilizzo della forza quando il musulmano è aggredito,con tutta una serie di restrizioni, ma tale prescrizione dipende da un determinato contesto storico superato, come pure la poligamia. Il giornalista El Ajoubi ha concluso il suo intervento, seguito da una numerosa assemblea molta attenta, con un messaggio di speranza: occorre portare avanti la pedagogia del dialogo in tutti i luoghi di formazione, come le scuole coraniche e le comunità ecclesiali. Gli interventi hanno fatto riferimento a questioni attuali, come la reciprocità della libertà religiosa (in occidente come nei paesi islamici), il fenomeno del terrorismo ad opera da islamici europei da varie generazioni, la poca sensibilità dei giovani a tali questioni attuali. Il Dr. El Ajoubi ha concluso affermando che il fatto positivo dell’Italia è che non abbia ancora assunto una determinata strategia nei confronti degli extracomunitari, senza cadere nell’assimilazionismo francese e neppure nella ghettizzazione inglese ed olandese. Egli ha ribadito che il terrorismo dipende da una cattiva interpretazione della jihad e l’unica alternativa è la costruzione dei ponti del dialogo attraverso una capillare opera di formazione alla reciprocità.

IN DIALOGO CON I FRATELLI EBREI

Il terzo incontro della Cattedra Antoniana ha avuto luogo martedì 4 marzo sul tema ‘L’ebraismo in Italia ed a Napoli’. La relatrice è stata la prof.ssa Myriam Rebhun Gaudino della comunità ebraica di Napoli e vicepresidente dell’Amicizia Ebraico-Cristiana di Napoli. Nell’introdurre l’incontro la Teologa Lucia Antinucci (OFS) ha evidenziato alcuni passaggi fondamentali della dialogo della Chiesa Cattolica con l’Ebraismo, a partire dal n.4 della Dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra Aetate, in cui si evidenzia il vincolo tra cristianesimo ed ebraismo e che gli ebrei non sono il popolo deicida. Nel post-Concilio tutta una serie di documenti ha sviluppato tematiche particolari del dialogo ebraico-cristiano, come ad esempio l’ebraicità di Gesù e della chiesa primitiva (Sussidi del 1985), fino ad arrivare al documento ‘Noi ricordiamo: una riflessione sulla shoah’ elaborato da una commissione di ebrei e cristiani convocata in Vaticano (pubblicato il 16 marzo 1998). Il dialogo ebraico-cristiano ha ricevuto grande impulso anche dalle iniziative di Giovanni Paolo II, come ad esempio la visita alla sinagoga di Roma del 13 aprile 1986. La Antinucci ha anche presentato alcuni aspetti del rapporto tra fancescanesimo ed ebraismo. Ad esempio gli scritti e gli insegnamenti di S.Francesco sono basasti sulla sapienza biblica, il simbolo del suo movimento è il TAU biblico (Ez 9,4; Apc 7,3), come pure il saluto pace e bene (Is 52,7; il Signore ti dia pace (Nm 6,26). Tale spiritualità si concretizza oggi in esperienze francescane di dialogo ebraico-cristiano nella Custodia di Terra Santa, per favorire il dialogo e la riconciliazione tra israeliani e palestinesi, tra ebrei, cristiani e musulmani. La prof.ssa Myriam Rebhun Gaudino della comunità ebraica di Napoli e vicepresidente dell’Amicizia Ebraico-cristiana di Napoli ha illustrato brevemente alcune caratteristiche della religione ebraica, come l’osservanza dei 613 precetti, il riposo del sabato, l’attesa messianica, ed ha delineato nei suoi passaggi essenziali la storia degli ebrei in Europa ed in Italia. Gli ebrei della diaspora (dispersione), pur vivendo in contesti sempre diversi, hanno una forte identità, di cui un aspetto è anche quello della loro religione monoteistica, che persiste da 5000 anni (secondo l’ebraismo ci troviamo nell’anno 5768). La presenza degli ebrei in Italia è di 2200 anni; essi vennero a Roma come ambasciatori al tempo del Re di Giudea. Con la caduta dell’impero romano gli ebrei si spostarono nell’Italia Meridionale nel VII secolo dC, particolarmente in Campania ed in Sicilia, dove si è compiuto l’incontro armonioso con la civiltà araba. La prof.ssa Rebhun ha poi parlato delle vicende del 1348: in Europa ci fu la peste e la colpa venne attribuita agli ebrei, che dovettero spostarsi, portandosi dietro la cultura dei paesi da cui provenivano. Grande fu il contributo degli ebrei all’umanesimo rinascimentale, per la loro cultura molto variegata, ma nel periodo della controriforma nacque l’usanza di relegare gli ebrei nei ghetti (1445). Con la rivoluzione francese gli ebrei vennero equiparati agli altri cittadini e cominciò l’emancipazione. Durante il Risorgimento fu grande il contributo degli ebrei che combatterono come garibaldini. Il Re Carlo Alberto sancì l’uguaglianza dei diritti fra gli ebrei e gli altri cittadini italiani, e gli ebrei da allora si sono sentiti cittadini italiani a pieno titolo, si sono integrati nella vita culturale e politica del paese. Durante la prima guerra mondiale andarono a combattere e nel 1922, con l’avvento del fascismo, molti ebrei divennero fascisti come gli altri italiani. Nel 1938 con le leggi razziali tutto cambio! Dei 45000 ebrei italiani 5000 decisero di andare via, 8500 vennero arrestati e deportati e ne sopravvissero solo 600. Durante il periodo delle deportazioni attorno agli ebrei ci fu molta solidarietà, ad esempio vennero accolti in conventi ed ospedali. Alcuni cercarono di andare in Palestina, qualche altro si convertì al cattolicesimo per sopravvivere. La Prof.ssa Rebhun ha fatto riferimento anche alla sua storia di famiglia: la madre era italiana, il padre era tedesco con genitori di origine polacca. Quando scoppiò la guerra, con il permesso degli inglesi, si costituì la brigata ebraica a cui si unì il padre che sbarcò a Salerno con gli alleati, e nella sinagoga di Napoli conobbe la madre che poi sposò. M. Rehun ha concluso il suo intervento sottolineando che gli ebrei, per la loro formazione religiosa, sono abituati allo studio e alla disputa su idee divergenti; vissuti sempre in situazioni di precarietà sono propensi al dubbio e non alle certezze. Gli interventi hanno portato l’attenzione sulla questione del messianismo, sul significato del kabbalismo, su come si svolge la vita ebraica in giorno di sabato, sulla condizione della donna, sui precetti che hanno importanza primaria per gli ebrei.

CHIESA BATTISTA E SUD

La prof.ssa Emila Mallardo della Comunità Evangelico-Battista di Napoli è stata la relatrice del secondo incontro della Cattedra Antoniana 2008, che si è tenuta lunedì 25 febbraio sul tema ‘La Chiesa Battista in Italia ed al Sud’. L’incontro ha avuto inizio con un introduzione sull’origine della Riforma evangelica (protestante) ad opera di Martin Lutero, soffermandosi sulla svolta del dialogo della Chiesa Cattolica con le Chiese della Riforma a partire dal Concilio Vaticano II. Ciò si è realizzato nella riscoperta della condivione del battesimo nel nome della SS.ma Trinità e nel segno dell’acqua, della centralità della mediazione del Cristo, dell’importanza della S.Scrittura per la vita dei credenti e dell’impegno di carità per la solidarietà fraterna. Si è anche accennato alle novità apportate dal dialogo ecumenico in questi ultimi decenni: la nuova prassi circa i matrimoni interconfessionali, la sottoscrizione della Dichiarazione sulla Giustificazione da parte della Chiesa Cattolica, della Comunione Anglicana e della Chiesa Metodista. Riguardo al rapporto con il francescanesimo si è sottolineata l’importanza per tutti i cristiani del radicalismo evangelico di S.Francesco, per cui esperienze di vita francescana si sono diffuse anche tra i luterani e gli anglicani. La prof.ssa Emilia Mallardo ha tracciato l’iter storico del battismo soffermandosi anche su alcuni aneddoti significativi. Le origini, argomento questo ancora dibattuto tra gli storici, ha sottolineato la relatrice, risalgono al puritanesimo (messaggio evangelico interpretato in modo rigoroso) sorto in seno all’anglicanesimo. I puritani si separarono dalla chiesa nazionalista anglicana ed al loro interno andò emergendo un nuovo concetto di comunità cristiana: la chiesa locale come congregazione, con una loro autonomia, un loro autogoverno, nella piena indipendenza dalle altre comunità locali. Anche se all’interno delle congregazioni ci sono dei ruoli, dei compiti specifici, essi non hanno un significato teologico e non si fondano sulla gerarchia. Un altro elemento importante del battismo è il battesimo dei credenti (non dei semplici adulti), cioè di coloro che hanno fatto un cammino di fede ed attestano ufficialmente dinanzi alla comunità ed alla società la loro fede personale nel Cristo Salvatore. Il battesimo avviene per immersione totale per significare al morte al peccato; il battezzato viene fatto riemergere dal Pastore per esprimere la rinascita nella resurrezione del Cristo. Il battismo sottolinea inoltre particolarmente anche la libertà di coscienza dei credenti e la netta separazione tra chiesa e stato. Il battismo in Italia, ha rilevato la prof.ssa Mallardo, risale al 1863, per la missione di battisti inglesi ed americani, diffondendosi soprattutto nell’Italia settentrionale e centrale. A Napoli il battismo nasce quasi in modo spontaneo ad opera di un colto e facoltoso conte russo. I battisti subirono in Italia una forte persecuzione durante la prima guerra mondiale ed ancor più durante la seconda ad opera del fascismo e parecchi battisti furono partigiani. Negli anni ottanta i battisti si sono dati una nouva regolamentazione ed è stata fondata l’Unione della Comunità Evangeliche Battiste d’Italia (UCEBI), con una confessione di fede espressa in 19 punti; è stato poi aggiornato lo Statuto dell’ente patrimoniale battista. Nel 1990 si è costituita l’unione tra battisti, metodisti e valdesi (la BMV), nonostante che i metodisti ed i valdesi pratichino il pedobattesimo (battesimo dei bambini). Nel 1993 dei missionari battisti americani hanno donato le loro proprietà all’UCEBI; il 20 marzo è stata stipulata l’Intesa con lo Stato Italiano. In Italia i battsti sono circa 15000, mentre negli USA sono 31 milioni (annovera vari presidenti tra cui Bill Clinton). In Campania vi sono 10 comunità e quella di Napoli in via Foria risale al 1901-1902. Venendo incontro alla sollecitazione del Maestro Pasquale Castaldo che dirige un coro Gospel, E.Mallardo ha accennato alle origini di tale genere musicale, che nasce proprio nell’ambito del battismo, degli spirituals neri, canti spirituali e di anelito di libertà degli schiavi neri. Attraverso un’evoluzione si è arrivati al genere Gospel, che vuole essere una testimonianza cristiana attraverso il canto che coinvolge tutto il corpo, riproducendo i pochi movimenti che venivano consentiti agli schiavi. L’incontro, che ha voluto essere un momento di conoscenza ed arricchimento reciproco, si è svolto in un clima di grande fraternità; con gli intereventi è stata sottolineata l’importanza del battesimo per la vita di tutti i cristiani, la necessità del superanemto del proselitismo, dei pregiudizi e del linguaggio denigratorio, l’importanza di collaborare anche con tutte le religioni per realizzare la pace e la solidarietà nella nostra società. Prossimo appuntamento della Cattedra Antoniana martedì 04 marzo alle ore 19.30 con la Prof.ssa Myriam Rebhum Gaudino sul tema “L’Ebraismo in Italia ed a Napoli”.

CHIESA ORTODOSSA E SUD

Lunedì 18 febbraio hanno avuto inizio gli incontri della ‘Cattedra Antoniana 2008’, promossa dall’Ordine dei Frati Minori della basilica di S.Antonio di Padova in Afragola e dalla Commissione ‘Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato’ dell’Ordine Francescano Secolare e della Gioventù Francescana. Gli incontri si tengono presso la sala P.Ludovico da Casoria. Il tema di quest’anno è: ‘Sud, ecumenismo e dialogo interreligioso. Sulla scia dello Spirito di Assisi’. Il primo incontro è stato tenuto dalla prof.ssa Elisabetta Kalampouka, assistente per l’ecumenismo della Chiesa Greco-Ortodossa, che ha presentato le particolarità della tradizione greco-ortodossa. Nel suo saluto iniziale il parroco, P.Mario Folliero ofm, ha evidenziato la continuità degli incontri della Cattedra Antoniana con l’impegno a portare avanti lo spirito di Assisi da parte della fraternità di Afragola, iniziato con l’incontro interreligioso dell’ottobre 2006. Quest’anno, poiché a Napoli c’è stato l’evento mondiale interreligioso, si è preferito realizzare un momento di riflessione, quali sono appunto gli incontri della Cattedra Antoniana. La sottoscritta, in quanto teologa impegnata nell’ecumenismo e aderente all’OFS, ha introdotto l’incontro evidenziando come la Chiesa, pur essendo una in Cristo, sin dalle origini ha avuto a che fare con il problema delle divisioni. Il Padri della Chiesa hanno dovuto affrontare le eresie, e con i Concili la Chiesa ha dato una risposta autorevole ad esse, affermando l’ortodossia, cioè la retta ed autentica interpretazione del Vangelo. A cominciare dal IV secolo, con la fine delle persecuzioni, sono emersi i problemi tra la chiesa d’oriente e quella d’occidente: i problemi sono stati di natura liturgica, provenendo da modelli culturali diversi, e ad essi si sono uniti motivi politici ed anche dottrinali. Fino all’XI secolo c’è stato un progressivo allontanamento tra Roma e Costantinopoli che ha portato allo scisma del 1054, per cui la chiesa d’oriente è stata definita ortodossa e quella d’occidente cattolica. Con il Concilio Vaticano II si è realizzata la svolta, per cui sono stati recuperati valori della tradizione ortodossa, come l’opera dello Spirito Santo nella chiesa. Il 5 gennaio 1965 a Gerusalemme Paolo VI ed il Patriarca Atenagora I si sono scambiati l’abbraccio della riconciliazione e sono state abolite le reciproche scomuniche. Nel 1979 ha avuto inizio anche il dialogo teologico, e proprio lo scorso ottobre a Ravennna si è tenuta la X sessione della Commissione Cattolico-Ortodossa. Rilevante è anche il contributo della famiglia francescana al dialogo con la chiesa ortodossa, per la particolare affinità tra le due spiritualità, e numerosi sono stati gli incontri e le visite ufficiali da entrambe le parti. La prof.ssa Elisabetta Kalampouka, che ha iniziato il suo intervento nel nome della SS.ma Trinità e con il segno della croce secondo la maniera ortodossa, ha sviluppato alcune peculiarità della tradizione ortodossa. La liturgia è quella bizantina e dà molta importanza al canto a più voci senza accompagnamento musicale. Il clero è sposato, ma il presbitero dev’essere sposato prima di ricevere il ministero e se diventa vedovo non si può risposare. I vescovi vengono scelti tra i monaci per cui non sono sposati. Il battesimo avviene per immersione; la comunione è prevista quattro volte all’anno, a cui si prepara con il digiuno (previsto anche per il periodo prenatalizio). Il matrimonio è chiamato anche incoronazione, perché il presbitero o il vescovo incorona gli sposi, li accoglie all’ingresso della chiesa e li accompagna all’altare. Pur venendo affermata l’indissolubilità del matrimonio, la chiesa ortodossa celebra anche il secondo e il terzo matrimonio per i divorziati, pur cercando di far riconciliare le coppie in crisi. La prof.ssa Kalampouka ha accennato anche alla storia della comunità greco-ortodossa del Napoli che risale al XVI secolo ad opera di esuli greci per la dominazione ottomana. La chiesa è stata ampliata nel 1633; è stata intitolata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo e offre assistenza spirituale anche agli altri ortodossi. L’attuale parroco è P.Giorgio Antonopoulos; la sede della diocesi è a Venezia. Attualmente c’è una rinascita del monachesimo ortodosso nell’Italia meridionale ed in particolare in Calabria. Gli interventi dei presenti hanno portato all’approfondimento di alcuni aspetti del dialogo cattolico-ortodosso che registra notevoli passa in avanti, come ad esempio per la questione del filioque. Prossimo appuntamento della Cattedra Antoniana lunedì 25 febbraio alle ore 19.00 con la Prof Emilia Maliardo sul tema “La chiesa Protestante in Italia e al Sud”.

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